Gianluigi Zanetti, l’inguaribile ottimista0

"...il pensiero, tutto il pensiero serio e profondo non è che l'impavido sforzo della mente di mantenersi libera in mare aperto"

(H. Melville - Moby Dick)

Non ricordo esattamente il primo incontro con Gianluigi. Era il 1992, a Cagliari, e il CRS4 aveva da poco selezionato e assunto un gruppo numeroso di neolaureati, tra cui il sottoscritto. Gianluigi lavorava già come dirigente di ricerca del nostro centro e, nonostante la giovane età, poteva vantare una solida esperienza in alcune delle più prestigiose istituzioni di ricerca americane, dalla Princeton University ai laboratori di Los Alamos.

L'ambiente era a dir poco stimolante: guidati da un premio Nobel per la fisica, eravamo tutti, dai ricercatori più giovani a quelli già noti a livello internazionale, animati da un entusiasmo tangibile che assieme all’energia e alla voglia di fare contribuiva a uno di quegli stati di grazia che di tanto in tanto occorrono nella vita. Avevamo idee e avevamo le conoscenze e i mezzi per implementarle, dalle nuovissime IBM RISC alle rivoluzionarie Connection Machine che cominciavano allora ad affacciarsi alla ribalta della cultura popolare (qualcuno ricorda il primo Jurassic Park?). Eravamo come degli esploratori che, sbarcati in un mondo nuovo, vedevano davanti a loro orizzonti infiniti di praterie meravigliose e sconosciute.

Il CRS4 Gianluigi l’aveva praticamente visto nascere, come ricorda l’amico di vecchia data Pietro Zanarini: “Quando alla fine del 1990 lasciai il CERN di Ginevra per accettare la sfida di questo centro di ricerca in Sardegna pensai subito a chi, tra le persone che conoscevo, racchiudeva in sé il massimo delle competenze ed esperienze necessarie, per proporgli di condividere questa nuova avventura. E Gianluigi fu la prima persona che mi venne in mente. Lo conoscevo dai primi anni di Fisica all’Università di Bologna, lui era di due anni più giovane ma ci incontravamo immancabilmente presso la computer room dei fisici teorici: da lì nacque la nostra amicizia. Così quando, una decina d’anni dopo che ci laureammo e partimmo per esperienze all’estero in due paesi diversi, Gianluigi mi disse che accettava con entusiasmo di venire anche lui a Cagliari fui decisamente felice come amico e al tempo stesso altamente rassicurato per la disponibilità di una figura così autorevole in campo professionale.”

In questo milieu Gianluigi si ritrovava perfettamente, con la sua passione per l’innovazione tecnologica e le sue visioni anticipatrici. Racconta l'amico e collega Piero Pili: “Lo ricordo chino a visionare con apprensione i dati generati la notte e a programmare, con quelle infinite mani che aveva, i run notturni delle simulazioni di fluidodinamica. Mi raccontava ciò che faceva, per me assolutamente nuovo. Il primo ricordo di un brillante e appassionato ricercatore italiano appena rientrato dagli USA con la moglie Benedetta e una bambina appena nata. Quella stessa passione la ha mantenuta sinora”. E c’era davvero una grande passione: lo testimoniano le tante serate o i week end passati davanti al computer, con l’unica concessione di una pizza e una birra ordinate per telefono. O i voli dall'Europa agli USA passati in gran parte a lavorare sul proprio PC. Non che l’interazione con lui fosse sempre priva di difficoltà: ricordo ancora bene le lunghe riunioni nella stanza d’angolo al secondo piano dell’edificio di via Sauro, in cui la discussione era diretta e vivace, spigolosa a volte, ma sempre leale e franca, reminiscente del concetto di confronto virile caro a Solzenicyn. Ma sempre, a mia memoria, Gianluigi seguiva un proprio stile personale, teso alla ricerca di una fusione ad alto livello tra teorie avanzate della ricerca applicata e le innovazioni ultime – a volte ancora non completamente consolidate – della tecnologia informatica e della computer science.

Innovatore Gianluigi lo era davvero: e come tale non esitò a lasciare le competenze di fluidodinamica maturate da poco per buttarsi a capofitto in un progetto di genetica computazionale, una disciplina emergente e in parte sconosciuta a quei tempi, organizzando attorno a sè un primo, minuscolo nucleo di persone di valore (il 'gruppo che sta dentro l’ascensore'). Oramai i suoi interessi erano decisamente orientati verso le scienze della vita, e i molteplici aspetti della ricerca collegati: dalla visualizzazione avanzata 3D in ambiente clinico1, all’analisi automatica del DNA2, allo studio dei segnali EEG3, alla simulazione numerica dei flussi cardiovascolari4. E spesso l’attenzione era rivolta agli end-users, in particolare i medici, a vantaggio dei quali si cercava l’implementazione di sistemi e piattaforme computazionali che potessero servire come supporto operativo nella loro pratica professionale.

Allo stesso tempo Gianluigi non poteva trascurare quelle tecnologie emergenti che avrebbero cambiato in modo così radicale la nostra vita quotidiana negli anni a venire, vale a dire gli ipertesti, i documenti HTML e la divulgazione di contenuti, anche tecnico-scientifici, sul Web 5 6. Ebbe anche un ruolo importante nella diffusione di queste nuove tecnologie nella società sarda, contribuendo ad esempio al progetto con il liceo Alberti che portò alla costruzione del sito Web della scuola, uno dei primissimi in Italia. Gianluigi ha mantenuto negli anni la passione per le tecnologie informatiche. Quando, vagabondando nella savana della computer science, incocciavi per caso contro una ‘bestia sconosciuta’, fosse uno dei primi listati Perl o un programma Python delle origini, sapevi che potevi ottenere da Gianluigi una probabile identificazione e qualche spiegazione (e ti chiedevi: ma come fa a saperlo? Nota bene: Google non esisteva ancora). Lidia Leoni, responsabile della piattaforma computazionale e ICT al CRS4, ricorda che “è stato sicuramente uno degli ideatori dell'infrastruttura di calcolo ad alte prestazioni come la conosciamo adesso. Era responsabile del mio settore quando ci siamo trasferiti a Pula. Con il progetto Cybersar siamo riusciti a creare una connessione ad altissima velocità con il resto del mondo. Questo ci ha permesso di diventare uno dei più importanti centri di calcolo in Italia”. Sempre agli inizi degli anni 2000 vide la luce l’idea di applicare le ultime tecnologie Internet ai sistemi sanitari distribuiti geograficamente (distributed healthcare systems) e alla digitalizzazione dei dati dei pazienti, con la cartella clinica elettronica7, un aspetto diventato col tempo una best practice ospedaliera. Questo filone di ricerca è tutt’ora in corso8.

Alla fine del secolo scorso la realtà virtuale era un filone in pieno sviluppo e anche la medicina non rimase a guardare. Dalla collaborazione tra i gruppi di Visual Computing del CRS4 e quello di Gianluigi nacque IERAPSI, un progetto europeo finalizzato allo sviluppo di un simulatore tattile e visuale per gli interventi chirurgici9, in cui i dati reali provenienti da tomografia 3D e risonanza magnetica venivano usati per produrre un feedback realistico alla fresa virtuale del chirurgo, simulata tramite un braccio robotico, includendo effetti come la schermatura della zona d’intervento da parte della polvere ossea e altri detriti. Il risultato era un simulatore efficace per l’addestramento chirurgico. Le applicazioni della computer vision alla medicina hanno riguardato anche l’uso di schermi olografici interattivi per la visualizzazione e la navigazione di immagini di 50 Mpixel (quasi 15 anni fa!) pilotati da un cluster di GPUs10.

Negli ultimi 10 anni, Gianluigi e il suo gruppo hanno investito molte risorse in un nuovo filone dell’High Performance Computing (HPC) mirato all’analisi di grandi dataset biomedici. Le analisi computazionali più intensive richiedevano l’utilizzo di risorse di calcolo di grande scala che fino ad allora erano garantite dall’uso di cluster paralleli per il  supercomputing in cui il message-passing era esplicitamente pianificato dal programmatore11: era una soluzione efficiente ma con alcune criticità (ad esempio la scarsa fault tolerance) e in generale non facilmente alla portata di biologi e bioinformatici. MapReduce, con la sua implementazione open source Hadoop, era un approccio generale per la parallelizzazione che Gianluigi e i suoi colleghi furono tra i primissimi ad applicare a dati genomici12, sviluppando una pionieristica API Python in uso ancora oggi. Come spiega bene il collega Luca Pireddu “Gianluigi riusciva a contribuire all'avanzamento dello stato dell'arte di un ampio spettro di temi. Ha iniziato a lavorare sulla tracciabilità e la riproducibilità delle analisi scientifiche con grande anticipo. Ha riconosciuto il potenziale della virtualizzazione prima che 'cloud' significasse più di 'nuvola'. Ha visto l'opportunità di adottare le tecniche di calcolo distribuito in ambiti scientifici come la bioinformatica quando ancora si lavorava esclusivamente con script Perl e file di testo.”

Solo ora mi rendo conto di non essere in grado, in fondo, di raccontare chi era veramente Gianluigi e cosa ha rappresentato per tutti noi la sua frequentazione in questi lunghi anni. La cosa più ragionevole che posso fare è riportare qui le impressioni di quelli che lo hanno conosciuto e ora lo rimpiangono: persone con le quali ho avuto in queste ore lunghe conversazioni de visu o che hanno preferito, forse per una forma ultima di delicatezza, affidarmi i loro ricordi al telefono o per email13.

Gianluigi era una persona pura, onesta, dolce. Con il suo sorriso disarmante e la sua autoironia aveva la capacità di disinnescare qualunque tensione e di farsi voler bene. La sua solarità e la sua eccezionale intelligenza ci mancheranno. Ci piacerebbe, in particolare, che si ricordasse la sua capacità di 'anticipare' gli sviluppi; di avere sempre una visione 'laterale', un punto di vista altro; di immaginare il futuro; di costruire una rete scientifica internazionale. La curiosità di provare e di misurarsi con cose nuove. L’attitudine ad ispirare con generosità, soprattutto, ma non solo, le persone più giovani. Se è vero che tutto quanto resta di noi è il ricordo nelle generazioni successive - che si ottiene attraverso opere e azioni - allora non c'è dubbio che, in questo modo, Gianluigi vivrà molto a lungo, sia per i riconoscimenti scientifici ottenuti che per i legami umani che aveva stabilito nel tempo.

 

CRS4, 11 settembre 2019

— F. Maggio


  1. Così amava autodefinirsi Gianluigi stesso, come riporta l'amico Fabio Bettio che ha collaborato a lungo con lui e a lui è stato legato da una grande amicizia
  2. P. Pili, R. Scateni, G. Zanetti, A Distributed-Integrated Medical Imaging System, Fourth Eurographics Workshop on Visualization in Scientific Computing, 1993
  3. S. Audic, G. Zanetti, Automatic reading of hybridization filter images, Bioinformatics 11 (5), 1995
  4. S. Angioni, C. Foddis, M. Puligheddu, F. Marrosu, G. Zanetti, Wavelet analysis of EEG for theta activity monitoring as an alternative to Fast Fourier Transform-based analysis, Electroencephalography and Clinical Neurophysiology 1 (103), 116, 1997
  5. A. Giachetti, G. Zanetti, S. Cadeddu, M. Tuveri et al, Comparison between numerical flow simulations and MR measures on glass anastomosis models, VIII Mediterranean Conference on Medical and Biological Engineering and Computing (Medicon98), 1998
  6. A. Leone, G. Zanetti, Il trattamento e la consultazione di dati scientifici mediante ipertesti e CSCW, PIXEL-MILAN-14, 1993
  7. G.M. Manzini, A. Ticca, G. Zanetti, Interactive Books, International Journal of Modern Physics C 5 (05), 1994
  8. G. Brelstaff, S. Moehrs, P. Anedda, M. Tuveri, G. Zanetti, Internet patient records: new techniques, Journal of medical Internet research 3 (1), 2001
  9. G. Delussu, L. Lianas, F. Frexia, G. Zanetti, A Scalable Data Access Layer to Manage Structured Heterogeneous Biomedical Data, PloS One, 11, 12, 2016
  10. M. Agus, A. Giachetti, E. Gobbetti, G. Zanetti, A. Zorcolo, Real-time haptic and visual simulation of bone dissection, Presence: Teleoperators & Virtual Environments 12 (1), 2003
  11. T. Agocs, T. Balogh, T. Forgacs, F. Bettio, E. Gobbetti, G Zanetti, E. Bouvier, A large scale interactive holographic display, IEEE Virtual Reality Conference (VR 2006), 2006
  12. Tramite l’uso di librerie MPI/OpenMP in programmi Fortran o C/C++
  13. M. Gaggero, S. Leo, S. Manca, F. Santoni, O. Schiaratura, G. Zanetti, Parallelizing bioinformatics applications with MapReduce, Journal Cloud Computing and Its Applications, 12, 18, 2008
  14. Voglio ringraziare di cuore, oltre alle persone già citate nel testo, Giorgio Fotia, Alessandro Milletti, Enrico Gobbetti, Ernesto Bonomi; Andrea Mameli, Emanuela Falqui e Paolo Sirigu, con i quali abbiamo ideato e realizzato questa iniziativa, oltre a tutti i colleghi e amici con i quali abbiamo condiviso un pensiero, una riflessione, un ricordo, un momento di silenzio in memoria di Gianluigi Zanetti

Write a memory / Scrivi un ricordo

 
 
 
 
 
 
Fields marked with * are required.
Your E-mail address won't be published.
It's possible that your entry will only be visible in the guestbook after we reviewed it.
We reserve the right to edit, delete, or not publish entries.
17 entries.
renata from cesenatico wrote on October 28, 2019:
Le persone speciali arrivano in punta di piedi...ma quanto rumore nell'anima quando se ne vanno.
E poi c'è chi rimane ( penso soprattutto a moglie e figli ).
Nonostante la vita.Nonostante tutto.
Anche quelle sono persone speciali.
Gianluigi era speciale ma mi piace definirlo " diversamente normale ".
Porto con me tanti ricordi di tranquille ma spesso indecifrabili chiacchierate sotto l'ombrellone.
Ruben from Bologna wrote on October 10, 2019:
The Italian who is playing games

La mia prima interazione con Gianluigi Zanetti, per molti di noi zag, non è
stata un incontro fisico e per giunta me ne sono reso conto a posteriori
molto tempo dopo. Nella seconda metà degli anni ottanta si era entrambi
in Illinois negli USA, lui a Chicago in un dipartimento di fisica, io ad
Urbana-Champaign (UIUC) in un dipartimento di ingegneria nucleare.
Non ci si conosceva sia per la distanza che per la differenza di età,
lui più giovane di tre anni. Allora mi occupavo di fisica e ingegneria dei
plasmi per la fusione nucleare e sia i dottorandi che i docenti universitari
solevano sciamare in estate verso i laboratori nazionali, nel mio caso
Los Alamos nel New Mexico. Un bel dì fui avvicinato da uno dei pezzi grossi
in visita al laboratorio, non mi ricordo se Freidberg o Montgomery, che mi
chiese se per caso conoscevo quell'altro italiano "who is playing games".
Si era agli albori dello sviluppo dei metodi noti come "Cellular Automata"
e "Lattice Boltzmann" che allora venivano visti quasi come dei "giochi" in cui
si stabilivano le "regole del gioco" a livello microscopico e la dinamica di
questi sistemi riproduceva a livello macroscopico il comportamento dei fluidi.
Ovviamente risposi negativamente.
Questo ricordo è riemerso casualmente parecchi anni dopo il mio ritorno a
Bologna e non ho mai avuto purtroppo l'occasione di parlarne con zag.

In quegli anni zag fu autore di notevoli lavori di fluidodinamica, alcuni
anche in collaborazione con Stéphane Zaleski, che era stato assistant
professor al MIT [1-4].

Dopo vari passaggi intermedi arrivai infine al CRS4 nel 1992 dove incontrai e
frequentai zag anche al di fuori del lavoro; in particolare con alcuni colleghi
del CRS4 di allora ricordiamo sempre con piacere i trekking in sua compagnia
e della moglie Benedetta all'Isola di San Pietro e sulla Punta La Marmora del
Gennargentu.

In quel periodo Zaleski, che nel frattempo era tornato in Francia all'Università
Pierre et Marie Curie di Parigi, ora nuovamente Sorbona, visitò il CRS4. Aveva
cominciato ad occuparsi di miscele/flussi bifase e, non soddisfatto dei
risultati ottenuti con i nuovi metodi, era ritornato alle equazioni classiche
di Navier-Stokes e allo sviluppo di nuove tecniche numeriche per poter
simulare i flussi bifase, per esempio miscele di aria e combustibile liquido, con
il tracciamento esplicito delle interfacce. Fece il seminario e lasciò a zag
la prima versione bidimensionale del codice. Zag pensò bene di chiedere a me e
a Carlo Nardone se eravamo interessati allo sviluppo part-time della versione
tridimensionale del codice e in circa otto mesi la versione 3D del buon
vecchio SURFER era pronta, debuggata e operativa [5].
Una parte rilevante del notevole successo di SURFER fu anche dovuto alla
primissime visualizzazioni tridimensionali dei risultati delle simulazioni
e ai filmati prodotti con le librerie sviluppate dal gruppo di computer
graphics coordinato da zag.
Zaleski fu molto impressionato da quel lavoro e la nostra collaborazione
continua da allora anche dopo il mio trasferimento all'Università di Bologna.
La notizia del tragico incidente mi ha raggiunto proprio durante una missione
a Parigi da Zaleski e se possibile è stata più dolorosa per entrambi, visti
i trascorsi comuni con zag.
Nonostante il titolo iniziale provenga da tutt'altro ambito, credo che descriva
molto bene la passione e l'impegno sconfinati che zag metteva nel suo lavoro
a tal punto che le più accese discussioni teoriche alla lavagna potevano
tranquillamente prendere derive tangenziali e sfociare nella più coinvolgente
risata.

Salvo omissioni involontarie, queste sono le pubblicazioni più citate di zag
del primo periodo della sua attività scientifica. Il numero di citazioni
è preso da google scholar, il database senz'altro più generoso, ma anche
l'unico che non richiede un abbonamento.

[1] Use of the Boltzmann equation to simulate lattice-gas automata,
McNamara, G.R., Zanetti, G.,
Physical Review Letters 61(20), pp. 2332-2335, 1988 (2330 cit.)

[2] Scaling of hard thermal turbulence in Rayleigh—Bénard convection,
Castaing, B., Gunaratne, G., Kadanoff, L., Libchaber, A., Wu, X.-Z.,
Zanetti, G., Heslot, F., Thomae, S.
Journal of Fluid Mechanics, 204(1), pp. 1-30, 1989 (1022 cit.)

[3] Lattice Boltzmann model of immiscible fluids,
Gunstensen, A.K., Rothman, D.H., Zaleski, S., Zanetti, G.,
Physical Review A 43(8), pp. 4320-4327, 1991 (1378 cit.)

[4] Clustering instability in dissipative gases,
Goldhirsch, I., Zanetti, G.,
Physical Review Letters 70(11), pp. 1619-1622, 1993 (982 cit.)

[5] Modelling merging and fragmentation in multiphase flows with SURFER,
Lafaurie, B., Nardone, C., Scardovelli, R., Zaleski, S., Zanetti, G.,
Journal of Computational Physics 113(1), pp. 134-147, 1994 (1081 cit.)
Alessandro from Decatur, GA, USA wrote on October 5, 2019:
Ricordare Gianluigi, o meglio Zag, è facile e difficile allo stesso tempo.
Facile, perché mi ha riempito di conoscenza e passione, con una ricchezza che è difficile concepire... e perché lo ha fatto con uno spirito che sta in una parola dimenticata, sconosciuta: gratuità. Non ti comunicava scienza né per spocchia, né per interesse. Alla sua scrivania c'era sempre posto e tempo per chi aveva passione.

Difficile perché lo ha fatto in così poco tempo, fra il 1995 e il 1998 e io so bene che quello che sono scientificamente, lo sono anche grazie a lui, ai TeraByte di conoscenza che mi ha trasmesso in così poco tempo (altro che 5G!).

Gianluigi non insegnava, comunicava passione prima che scienza. Quanto avrei voluto dirgli della caterva di cose splendide che avevo capito solo dopo molto tempo su di lui!

In via Nazario Sauro 10 ho vissuto intensissimi momenti di vita e di scienza che serbo con gratitudine e hanno principalmente la faccia di Zag. In quel Gennaio 1996 arrivai con una scassatissima Renault 11 e dopo una notte quasi insonne, riuscii a parlargli alle 8 di sera, quando io ero già cotto e lui invece ancora iperattivo. Ricordo la sferzata di quel "non ci siamo!" quando si rese conto che non sapevo un'acca di Unix. Eppure non sentii spocchia, ma una sferzata, appunto. Iniziò così un mese e mezzo entusiasmante, in cui apprezzò il mio impegno e la mia voglia di conoscere e imparare. Mi fece solo un altro rimprovero in tutto il tempo della nostra collaborazione, quando di fronte a una simulazione completamente andata a rane e alla mia frustrazione, mi assestò un bel calcio virtuale nel fondoschiena per farmi reagire.

Ma ho due ricordi che più di altri svettano. Entrambi nella sala delle Silicon (che avevo ribattezzato "il congelatore").
Una sera dopocena con lui e Stephan Zaleski, davanti alla lavagna. Parlavano di come certe quantità avrebbero dovuto scalare con altre. Erano veloci come fulmini nei loro ragionamenti ed io assistevo a quella che era un'opera d'arte vivente, lo spettacolo dell'ingegno umano. Testimone passivo ed estasiato, consapevole esterrefatto di tanta bravura.

Il secondo si riferisce a un giorno di settembre del 1996. Avevamo finalmente lanciato una simulazione con successo in una carotide di un paziente. Non ne avevamo mai viste così, la simulazione era andata a buon fine, avevo ricostruito la geometria da 4 angiografie, avevo fatto la mesh superficiale a mano con la direzione e i consigli suoi e di Fausto Saleri. E ora , la simulazione era andata a buon fine, e io volevo mostrargliela, ma lui non aveva tempo. All'epoca, la sua famiglia era ancora in vacanza e lui si poteva permettere di vedersi con me alle 8 di sera. Una pizza, una chiamata alla sorveglianza per dire che ci saremmo trattenuti e via. Vedere i risultati ci fece impazzire, come due bambini. Lui era un mago e trovò il modo di visualizzare quella simulazione in un modo spettacolare. Si entrava nella carotide del paziente e stando a cavallo della biforcazione si potevano vedere i flussi elicoidali del sangue, quei flussi che - allora in via ipotetica, oggi con più certezza - si pensava fossero legati all'aterosclerosi. Erano ormai le 2 di notte, io avevo un aereo alle 7.20am da Elmas per Milano. Mi spedi' a casa di Massimiliano Tuveri con la sua Renault 5 (facevamo a gara a chi avesse la macchina più improbabile) dove avevo alloggiato a prendere la mia roba. "Non fermarti, non dormire, torna qui subito". Alle 3 ero lì, e l'idea di quella di mettere le pathlines per sottolineare la traiettoria del sangue dall'interno della biforcazione. Lungo dibattito: coloriamo le pathlines o le lasciamo bianche? Ma no dai, lasciamole bianche, sennò sembra una carnevalata. Che dici, le palline vanno bene per segnalare la direzione? Si', dai, perfette.

Ok. Ore 5 am, stiamo facendo la videocassetta, il 26 Settembre ho un talk, il mio primo in Inglese, all'ICTP per una scuola estiva alla presenza "solamente" di Brezzi, Szepessy, Maday, Le Tallec, Pironneau, Rannacher, Stemberg.... Ore 6 "Zag, ho un aereo fra un'ora", "ce la fai, ti porto io!". Corsa in aeroporto, 6 e 45am: "dove imbarcano per Milano?" "Corra, si stanno già imbarcando!" Bei tempi prima del 2001, potevi prendere un aereo come un treno, per un pelo....

A Milano alle 10 al bar del Politecnico, Fausto mi guardava ridendo, mentre io avevo una faccia sconvolta...
Ma lo sconvolgimento venne quando vidi il filmato... "Zag - al telefono - sai che più che sangue, adesso che ci penso questi sembrano il spermatozoi del film Senti chi parla? Con la voce di Paolo Villaggio???" Abbiamo riso per giorni.
Presentai quel filmato, nell'epoca in cui un dottorando aveva trasparenze e non laptop, il PowerPoint era una scatola di pennarelli colorati e un filmato... Un filmato era un VHS nell'aula magna dell'ICTP. Ho messo tutti quei fantastici analisti numerici sulla tip di una biforcazione carotidea di un ignaro signore bergamasco, li abbiamo messi tutti li, Zag ed io, suscitando davvero una certa impressione su cosa potesse essere la fluidodinamica numerica vascolare (ovviamente dopo la doverosa "disclosure": badate che questi non sono spermatozoi...).

Era l'inizio di un lungo viaggio che continua oggi insieme a cardiologi fantastici come Spencer King, Habib Samady e bioingegneri di cui leggevo i paper come Don Giddens.
E mi sento uno stupido per non aver mai eseguito quello che avevo pensato di fare diverse volte: ricontattarti e chiederti come va.

Sei morto come era troppo presto, ma forse giusto che fosse: in preda a una passione che tanto ha a che fare con la fluidodinamica. Quella che tu amavi e conoscevi come pochi altri.
Sei morto esattamente come un altro grandissimo scienziato, Andreas Gruentzig, il primo medico ad aver messo uno stent in un paziente e direttore della cardiologia interventista di Emory. Morì come te nel 1985 e sono sicuro che ora state già conversando di flussi sanguigni e aerei.

So long, scienziato e uomo vero.

Alessandro
Francesca wrote on September 29, 2019:
Zag non ti insegnava a nuotare, ti spiegava (vagamente) come muovere le braccia e ti buttava nell'acqua. Lí per lí a volte poteva essere terrificante, perché quando annaspi magari non ci pensi che comunque lui è lí vicino, pronto a darti una mano(na) se cominci a bere troppo. Però è probabilmente un'ottima tecnica per tirare su gente che quando qualcosa non riesce non si abbatte, ma si rialza con mille idee nuove per riprovare (come Willy il Coyote), che ragiona e non si limita a seguire, ma traccia insieme a te una rotta per andare alla scoperta dell'ignoto, anche se agli esterni non è evidente che si sta seguendo una direzione. In effetti, uno dei tanti momenti particolari del lavorare con Zag era vedere la faccia delle persone, soprattutto quelli che lo conoscevano poco, quando partiva per uno dei suoi viaggi mentali nel mezzo di un discorso. Era come se fosse appena atterrato un extra-terrestre e stesse cercando di comunicare qualcosa con le nostre parole, ma usate in un modo nuovo, mai sentito prima. Molti lo fanno per posa, cercano di infarcire le conversazioni di paroloni complessi e inutili solo per impressionare e confondere. A lui capitava perché davvero quello che stava pensando era complesso, magari a volte un po' fuori tema rispetto al momento perché si stava già proiettando in una dimensione futura e possibile, ma cosí lontana dal presente da sembrare quasi inconcepibile. E' che lui la concepiva. Riusciva a vedere nello stesso momento il minimo dettaglio del qui ed ora, insieme ai possibili sviluppi di quello che sarebbe successo tra cinquant'anni, tipo Dottor Strange, ma senza gemma del tempo (anche se, nella metafora Avengers, lui sarebbe piú Stan Lee). Con preparazione sul contesto, tanta pratica e tanta tanta fantasia si riusciva almeno a intravvedere la traiettoria principale, per imbastire un dialogo che chiarificasse l'idea portante e quello che ne derivava come azioni, presenti e in prospettiva. Questo serviva a noi che lavoravamo con lui, ma anche a lui stesso, perché anche per lui qualche volta c'era il rischio di perdersi tra tutte quelle dimensioni parallele compenetrate. Le persone che lo conoscevano meno erano piú esposte al rischio di pensare di avere a che fare con un alieno, ma comunque quasi tutti escludevano subito che lo stesse facendo per sentirsi importante o mortificare l'interlocutore. Di questo effetto abbiamo parlato tanto, perché lui faticava a capire perché non lo capissimo e voleva trovare un modo per superare questa barriera. Quindi, quando ne aveva il tempo, si preparava attentamente, pensando a chi lo avrebbe ascoltato, magari testando con noi quello che voleva dire. Se riusciva a seguire questo piano di comunicazione personale, andava alla grande e conquistava il pubblico, facendolo appassionare e anche divertire, che è uno dei modi migliori di capire o ricordare un'idea. Ogni tanto era piú forte di lui, e ripartiva per uno dei suoi viaggi nel bel mezzo del discorso. Quando se ne accorgeva in corsa, dalle nostre facce o dagli sguardi persi degli interlocutori, rimediava e correggeva il tiro al volo. E subito dopo, quando restavamo soli, le prime parole erano sempre "L'ho rifatto di nuovo, vero? Ma qualcosa si capiva?". A volte si capiva, a volte meno. Ma tutti, qualunque fosse il punto fino a cui riuscivamo a seguirlo, ci rendevamo conto di essere davanti a una persona straordinaria, nella mente e nel cuore. So che ti saresti un sacco imbarazzato per questa frase e mi avresti guardato malissimo, ma quando ci vuole ci vuole. Grazie Zag, per tutto quello che ci hai dato e che abbiamo fatto insieme, inclusi questi viaggi cosmici. Soprattutto perché, una volta che cominci a farli, non ne puoi piú fare a meno.


Zag didn't teach how to swim, he (vaguely) explained how to move the arms and threw you into the water. That sometimes could be terrifying, because when you think you are drowning you don't remember that he's there anyway, ready to help you if you start drinking too much. But it's probably an excellent technique to grow people who when something fails do not fall, but get up with a thousand new ideas to try again (like Wile E. Coyote). People who think and don't just follow, but together with you trace a route to discover the unknown, even if from the outside it is not obvious that you are following a direction. In fact, one of the many special moments of working with Zag was to see the faces of people, especially those who knew him little, when he was leaving for one of his mental journeys in the middle of a speech. It was as if an extra-terrestrial had just landed and was trying to communicate something with our words, but used in a new way, never heard before. Many do it just to impress and confuse, filling the conversation with complex and useless words. In his case it depended on the fact that what he was thinking was really complex, perhaps sometimes a little off-topic, because he was already projecting himself into a dimension future and possible, but so far from the present as to seem almost inconceivable. But he was able to conceive it. He could see at the same time the smallest detail of the here and now, along with the possible developments of what would happen in fifty years, like Dr. Strange, but without the gem of time (although, in the Avengers metaphor, he would be more Stan Lee). With preparation on the context, a lot of practice and a lot (a lot) of imagination we could at least glimpse the main trajectory, to set up a dialogue that clarified the main idea and what came out of it as actions, present and in perspective. This was useful for us, but also for him, because even for him sometimes there was the risk of getting lost among all those parallel dimensions penetrated. People who knew him less were more exposed to the risk of thinking they were dealing with an alien, but in any case almost everyone immediately excluded that he was doing it to feel important or mortify the interlocutor. We often talked about this effect, because he struggled to understand why we didn't understand him and he wanted to find a way to overcome this barrier. So, when possible, he has prepared his speechs carefully, thinking about the public, often testing with us what he wanted to express. When he has succeeded in follow this personal communication plan, he has conqueered the audience, infusing passion and fun, which is one of the best ways to understand or remember an idea. Every now and then it was stronger than him, and he left anyway for one of his trips in the middle of the speech. When he noticed it on the run, from our faces or from the lost glances of the interlocutors, he would rehearse to correct the trajectory. And immediately afterwards, when we were alone, the first words were always "I did it again, haven't I? But was it possible to understand something?". Sometimes yes, sometimes less. But everyone, no matter how far we could follow him, realized that we were in front of an extraordinary person, in both minds and hearts. I know you would have been so embarrassed about that sentence and would have looked at me in a grumpy way, but it's true. Thank you Zag, for all that you have given us and that we have done together, including these cosmic journeys. Especially because, once you start, you can't do without them anymore.
Andrea Pietrabissa from Pavia wrote on September 28, 2019:
Chicago, 1987. Benedetta e Gianluigi mi avevano “adottato”. Ci trovavamo spesso la sera a casa loro per cenare italiano e mangiare assieme un’altro pezzo di un’interminabile torta ai picani, durata alcuni mesi...
Parlavamo di computer, trapianti di fegato e incerto futuro. Non ci siamo mai più visti, ma abbiamo continuato a seguire a distanza le nostre vite scrivendoci e parlando qualche volta al telefono. Buon viaggio, vecchio amico.
Antonio from Cagliari wrote on September 27, 2019:
Ciao Zag,
ricordo bene quando arrivasti (assieme a Zip) ai primi di febbraio 1991 in via Caboni, fresco di PhD, raccontando dell’inverno gelido di Chicago, e dei mille progetti che volevi realizzare.
Sei stato motore “defilato” di una crescita scientifica e tecnologica notevole per la Sardegna (ma non solo), e disrupting più di quanto fece Kanthan nel settore sistemi nel 1992 … la idea della prima webmail è stata tua e Luca la implementò alla grande, la collaborazione coll’Ospedale Brotzu per Il biomedicale un primo passo fondamentale per portare credibilità al CRS4, ci sarebbero tante altre cose da citare.
Hai dato tanto alla Sardegna, lasci un grande vuoto, ma il ricordo sarà indelebile
Emanuele Neri from Pisa wrote on September 26, 2019:
R. I. P. Amico con cui ho collaborato. Un ricercatore, uno scienziato. Chi lo ha conosciuto può testimoniare le sue qualità umane e professionali. Incontrarlo ai convegni o in meeting progettuali era sempre un momento di crescita culturale e di ispirazione.
Ciao Gianluigi.
Cecilia wrote on September 23, 2019:
And now you have gone, too soon, too suddenly. Just like when, sometimes, you said “I have this conference call I can’t attend, could you do it? You just have to connect, stay quiet and listen”. And maybe, that was your way to say “get in there and learn”. There was no choice at that time, nor is there today. We are here and we face these challenges without the certainty of relying on your answers anymore. You have been able to shake me up and give me precious advices when I felt I couldn’t measure up, you showed me trust by giving me tasks that I saw as huge. I’ve learned a lot from these challenges, but I really wish I still had time to learn more from you.
And look, I wrote directly in English... just like you always told us we should do.
Goodbye Zag, thank you for everything.
Pierpaolo Griffa from Milano wrote on September 23, 2019:
Di Gianluigi ricordo con ammirazione e affetto la sua competenza, il suo rigore scientifico, la sua curiosità e capacità di ascolto, tutte cose che lo facevano spesso entrare in riunione con apparente distacco. Ancor più l'ho sempre ammirato per la velocità e simpatia con cui quelle sue indubbie capacità si trasformavano in entusiasmo e creatività.
E' solo così che l'ottimismo può diventare incurabile e senz'altro per tanti anche contagioso.
Grazie Gianluigi !
Alessandro Pomata from Cagliari wrote on September 22, 2019:
Gianluigi e' stata la prima persona ad avere avuto davvero fiducia in me. Quello che sono professionalmente ora lo ha iniziato lui. Ha avuto un impatto decisivo su di me, e non lo dimenticherò mai.
So che mi apprezzava.
Nonostante i tanti anni passati dopo aver lavorato con lui, solo pochi mesi fa non mi ha fatto mancare il suo aiuto.
Mancherà tanto alla ricerca. Mancherà tanto alla Sardegna. Mancherà tanto a me.

Grazie zag, per tutto
Franco Marrosu from Capoterra wrote on September 22, 2019:
Carissimi,

mi sentirei onorato se potreste aggiungere ai commenti e ricordi di Gianluigi anche il mio

Grazie

Francesco Marrosu



Per una singolare coincidenza tornavo anch’io dall’Universita’ di Princeton quando Gianluigi ed io ci incontrammo al secondo piano del mitico stabile in via Nazario Sauro. Ho sempre avuto, io medico, un’attrazione per quella parte delle scienze che possono contribuire a dare un “flavour” scientifico ad una pratica empirica, in fondo, come la nostra. Gianluigi mi era stato presentato da Helga Wilson , straordinaria poliglotta segretaria che con la sua sensibilita’ umana e scientifica aveva capito che questa contaminazione sarebbe potuta essere interessante. Cosi’ fu davvero…Lavorammo col suo gruppo , formato da giovani intelligenti ed entusiasti. I nostri temi, ancora attuali , furono centrati su quel difficilissimo campo neuroscientifico che e’ l’Elettroencefalogramma appena divenuto digitale da analogico che era. Discutemmo sempre con entusiasmo di elaborazioni fatte con software implementati ad hoc che ci aiutarono a capire le variazioni di segnale EEG in ambito sperimentale ed in situazioni patologiche (epilessia) e terminali (morte cerebrale) nei quali i segnali EEG andavano educatamente considerati al di la’ della visione del grafoelemento che recitava se stesso. Con Gianluigi ed il suo straordinario gruppo (Paolo Pili, Federico Santoni ed i piu’ recenti Busonera e Cogoni) presentammo, publicammo e discutemmo in sedi locali ed internazionali i nostri risultati. In tutto questo Gianluigi dava i suoi pareri, indicava la strategia, chiedeva curioso a noi clinici i risvolti pratici di questo nostro ricercare. Al di la’ di questo Gianluigi resta per me la persona sempre disponibile ad un colloquio con quella meraviglia sempre aperta a tutte quelle possibili circostanze scientifiche dove il suo contributo poteva dire a noi qualcosa in piu’.

Francesco Marrosu

Professore di Neurologia
Luigi Arru from Nuoro wrote on September 20, 2019:
Ho conosciuto Dr Zanetti durante la mia attività come assessore alla sanità, così come scopri le enormi potenzialità del CRS4.Mi avvicinai con molta curiosità e capii che la sua enorme potenzialità come quelle del CRS4 non venivano capite e non venivano integrate nelle politiche per migliorare la nostra Sardegna.l’esempio pratico della telemedicina con la rete tra il Brotzu e Ospedale di Lanusei per effettuare ecocardiografia pediatrica erano la testimonianza della incapacità dell’amministrazione nel declinare e applicare le potenzialità. Chiesi a Lui di partecipare al tavolo della Telemedicina. Una parola minrimesse impressa nel colloquio sulle reti: SCALABILITÀ. Non ho fatto in tempo a vedere tradotta e realizzata la su progettualità. Pur concludendo con questo rimpianto, ringrazio per avere avuto modo di conoscere una persona un gruppo di persone speciali
Daniel Dui from London wrote on September 20, 2019:
I met Gianluigi with other kids from high school Alberti in Cagliari in 1995, when CRS4 did a project to introduce in schools this new thing called the World Wide Web. I considered him my mentor and we have been in touch since.
Like many others, I learned a lot from him. I remember late night sessions of Perl wizardry in Via Sauro, when he helped me install Linux on my 386 PC, and how he treated all of us, who had not started university yet, as peers.
I would not be where I am now without his influence.
Goodbye Zag.
Vittorio wrote on September 20, 2019:
Il primo giorno di tirocinio al Brotzu, dopo esserti vantato con Andrea Giacchetti
della tua installazione di Gentoo sul Dell 11 pollici (che le tue manone ricoprivano completamente),
mi hai detto: "Noi siamo disposti a insegnarti ma vogliamo da parte tua impegno". Credo sia stata
la frase più severa che mi hai detto in 11 anni in cui sei stato il mio capo. Spero di aver appreso anche solo
una minima parte dei tuoi insegnamenti. Grazie di tutto, Zag. Addio

The first day of internship at Brotzu, after bragging with Andrea Giacchetti
of your Gentoo installation on the Dell 11-inch (which your hands completely covered),
you told me, "We're willing to teach you, but we want you to commit." I think it was
the most severe sentence you told to me in 11 years of being my boss. I hope I've learned even just
a little of your teachings. Thank you for everything, Zag. Goodbye
Giuditta wrote on September 18, 2019:
Addio Zag, che la terra ti sia lieve. Nel 1992 da neolaureata sei stato per me il primo vero esempio di ricercatore che ho incontrato e, a distanza di tanti anni, la tua passione e’ rimasta sempre la stessa...quella che ha contagiato tantissimi...che come me ti ricordano con grande affetto e stima
Claudio Gallo from Selargius wrote on September 18, 2019:
Un caro amico,

tra i primi che ho conosciuto quando sono arrivato al CRS4 nel lontano 1993 e una delle menti più fresche che abbia mai conosciuto.

Ce ne sarebbero tantissime di cose da ricordare, ...
ma come fosse ieri, ho ancora davanti la sua espressione di quando gli dissi che, dopo aver avuto la prima figlia, sarebbero arrivati 2 gemelli. Prima mi guardò e, dopo un po', disse (a ragion veduta ... 😉 ) con la sua classica espressione che non ti vedeva perché fissava un punto nel nulla: "che casino ..."

Mi mancherai Zag, ma ti ricorderò sempre con un sorriso.
Alessandro wrote on September 17, 2019:
zag

sei strasognato
nei tuoi pensieri contorti
nel tuo fare unico
nel tuo modo strano di guardarci

eppure vero, profondo
come se sapessi dove vuoi andare a parare
nel tuo sapere fatto al contrario
e un po' saccente, grande, zag

grande, quanto il tuo animo
sempre li, a mediare con il presente, con il contingente
nonostante l'orizzonte, sempre infinito del tuo pensiero ortogonale
ci mancherai, un casino, forse troppo

come un punto cardinale, sei cresciuto
e stato, per te e i tuoi, tutti
dalla realizzazione di improbabili progetti
al mondo semplice delle relazioni umane

nel grande vuoto, certo non programmato, ci lasci
ma ti ritroveremo, zag, nei giorni a venire
fatti sotto, come sempre
saremo li con te

Questo sito utilizza cookie tecnici e assimilati. Possono essere presenti anche cookie profilazione di terze parti. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie leggi l'informativa completa. Proseguendo nella navigazione (anche con il semplice scrolling) acconsenti all'uso dei cookie. This site uses technical and anonymized analytics cookies only. There may also be profiling third-party cookies. Please read the cookie information page to learn more about how we use cookies or blocking them. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close